- Niccolò Rigamonti (5MM2)
- 15 gennaio 2021
Nel corso di questo anno scolastico è stato proposto alle classi quinte di partecipare ad un progetto chiamato “Sperimentiamo la filosofia” tenuto dalla professoressa Micol Guffanti del Liceo artistico F. Melotti di Cantù, attraverso la modalità della Didattica a distanza. Lo scopo del corso era quello di affrontare alcune tematiche che riguardano problemi contemporanei e fenomeni storici con uno sguardo prettamente filosofico.
La prima domanda che sorge spontanea è ovviamente cosa abbia a che fare la filosofia con un istituto tecnico. Questa domanda implica, però, una concezione errata della filosofia, in quanto pensiamo ad essa come ad un fine e non come ad uno strumento. In poche parole, la filosofia non è semplicemente una materia che si studia al liceo, ma è la disciplina che ci insegna a porci le domande giuste e a non dare risposte affrettate.
Il percorso era organizzato in due incontri, uno a febbraio ed uno ad aprile. Durante il primo incontro abbiamo conosciuto Hannah Arendt, una filosofa e politologa tedesca di origini ebraiche, poi naturalizzata americana, vissuta nella prima metà del ‘900. Negli anni ’50 la Arendt ha approfondito l’assoluta novità del fenomeno del totalitarismo che si manifesta per la prima volta nel Novecento con nazismo e stalinismo. La filosofa va alla ricerca delle condizioni che hanno permesso l’evoluzione della storia in tale direzione e le riscontra in un male radicale insito nella cultura moderna che coniuga ideologia e terrore. Secondo l’autrice, il male è banale, perché i soggetti che lo compiono non sono caratterizzati da una malvagità intrinseca, ma dalla mancanza di giudizio critico, quindi il male non è determinato da una mancanza di intelligenza, ma di pensiero.
Il secondo incontro ha presentato, invece, l’evoluzione dalle prime posizioni ecologiste alla crisi del movimento ecologista sfociato nell’etica ambientale, attraverso l’incontro di vari filosofi che si sono interrogati sul rapporto tra uomo e natura. Jonas, ad esempio, ha sottolineato come occorra tenere in considerazione, tra le conseguenze delle azioni, anche quelle che toccano l’ambiente, oltre che l’uomo. Lo scopo della filosofia è quindi quello di creare nelle persone una coscienza etica che non si fermi al concetto di sviluppo, ma che arrivi a quello di sviluppo sostenibile. Anche filosofi come Morton e Moore infatti sostengono che occorra spostare l’uomo dal centro della scena per riposizionarlo come uno tra i protagonisti, insieme alla natura. Il global worming ci ha infatti permesso di capire che non siamo distinti dallo sfondo, ma siamo parte di esso, perché non vi è distinzione tra uomo e natura.
Se dovessi fare un bilancio di questa esperienza evidenzierei sicuramente le difficoltà riscontrate nel sintetizzare in poco tempo ragionamenti complessi di filosofi, che, per sviluppare le loro idee, hanno lavorato tutta una vita, soprattutto perché questo significa approcciarsi con un linguaggio molto specifico a cui noi “tecnici” non siamo abituati (ad esempio, il concetto di praxis in H. Arendt o di anti-antropocentrismo). Per contro, ho ritenuto utile nella vita quotidiana utilizzare lo strumento della filosofia per ponderare le mie scelte (in gergo “fare delle speculazioni”). I temi trattati, inoltre, costituiscono un valido supporto e approfondimento per studenti che quest’anno devono affrontare l’Esame di Stato.
Molti filosofi e docenti hanno firmato un manifesto per la filosofia con il quale chiedono che la filosofia abbia il posto centrale che si merita (la petizione è aperta su change.org). Perché, allora, continuare a privare noi ragazzi, almeno la maggior parte di noi, della filosofia?