- (5^INF2)
- 17 febbraio 2024
Qualcuno potrebbe pensare alla scrittura espressiva, intima e personale, come ad compito un po’ demodé, fanciullesco; uno di quelli che assegnerebbe il maestro Perboni nel libro Cuore. Eppure, essa è in grado di riconnetterci con la parte più autentica di noi, quella più nascosta, più segreta, dove i raggi del pensiero lucido e razionale non sempre penetrano, dove c’è spazio per il libero fluire delle emozioni e dei sentimenti, dei ricordi, dei desideri, dei sogni.
«Aggiungi una tua “pagina” scegliendo liberamente la lettera dell’alfabeto…» Cosa si ottiene? Una preziosa raccolta di pensieri, un esercizio all’ascolto del nostro mondo interiore, per non smarrirne le tracce. Così sono nate le libere riflessioni degli studenti della classe 5^INF2, raccolte dalla prof.ssa E. Marchesini, per accompagnare un ciclo di conferenze su Dante A., tenuto dal saggista Paolo Nembrini, nel periodo gennaio/febbraio 2023. Le condividiamo con voi, sperando che ripetiate questo piccolo esperimento, in un giorno un po’ diverso dagli altri, in un giorno in cui avete deciso di mettervi seduti, sospendere le vostre attività abituali e concedervi un po’ di tempo con voi stessi e la vostra essenza.
A un occhio particolarmente pragmatico, la parola “alba” potrebbe ricordare l’inerzia con cui la società si risveglia e si prepara ad una nuova giornata di lavoro e di doveri. Guardandoci attorno la mattina, ci accorgiamo di quanto l’alba pesi per molte persone, che vivono l’inizio della giornata con sofferenza, come se fossero costrette a una vita di cui non hanno il controllo. È facile cadere in questo nichilismo di massa che ci avvolge tutti i giorni, ma credo che con un po’ di sforzo non sia difficile uscirne. Tutti noi abbiamo un’alba dentro: ogni giornata può essere una rinascita dagli errori e dal dolore di quella precedente. Non dobbiamo aver paura dei periodi bui della nostra vita: il sole tramonta ogni giorno e senza tramonto non c’è nessuna alba. La differenza sta nel fatto che il tramonto non avviene per nostra volontà, è un evento esterno; l’alba deve invece arrivare da dentro: gli altri ci possono aiutare a “sorgere”, ma nessuno lo fa al posto nostro. Smettere di credere nell’alba significa non accettare il tramonto e di conseguenza rimanerne intrappolati, un po’ come smettere di vivere. Questo succede troppo spesso nella società moderna che, volendo metter mano al tramonto per cercare una scorciatoia, si dimentica di impegnarsi a risorgere. Penso questo, la mattina, guardando tutti quei volti vuoti. Ognuno di loro vive la propria vita con le relative difficoltà. Ognuno di loro nasconde la propria alba.
Il percorso della mia vita è una passeggiata in un campo fiorito. Respiro gli aromi della natura a pieni polmoni chiudendo gli occhi. Il vento ululante accarezza i fili d'erba, spostandomi i capelli quanto basta per permettermi di riaprire gli occhi. Osservo il sole che brilla scaldandomi il cuore. Mi adagio ora sull'erba soffice, ancora umida per la brina. Davanti a me un letto di fiori di colori e forme differenti. Lo sguardo viene rapito da un fiore in particolare, un anemone. Il fiore che dalla morte rinasce, dando vita. Richiudo gli occhi e mi ci immedesimo. Sono a stretto contatto con i miei pensieri. Una luce fioca proietta le fasi della mia vita fino a che si stoppa. Statica nella mia mente è proiettata la prova più grande alla quale ho dovuto far fronte: la frattura del braccio. Il mio corpo diviene rigido. L'anemone mi rassicura e mi parla: “se sarai capace di accogliere le tribolazioni e di sopportarle, accettandole come prove della tua resistenza e consistenza, allora quelle pene si trasformeranno in cardini e ti reggeranno”. Come una luce che illumina la retta via, il fiore mi permette di ritrovare la virtù. Attonito riapro gli occhi e respiro. Come l'anemone nato dal sangue della morte, rinasco. Il sole è tramontato e la notte cala dolce come un mantello che accoglie l'intero mondo. La luna mi illumina il viso. Finalmente trovo la luce, come padre Dante. Ho imparato a non convivere con i problemi, ma a rispondere: "eccomi!". Voce dei momenti di verità. Il passo avanti, lo scatto che fa uscire fuori dai ranghi.I primi canti dell'inferno della Divina Commedia insegnano proprio questo: dichiararsi pronti, anche se non lo si è affatto. Come Dante, infatti, non mi sono fatto intimorire dalla lonza, riuscendo anzi a mettermi in cammino per raggiungere le stelle.
In questo mondo così razionale il coraggio è ormai diventato un vizio, un modo per qualche idiota di giustificare le proprie azioni, o peggio la propria morte. Ci viene insegnato di combattere solo le battaglie che siamo sicuri di vincere, e allora dove sta il coraggio? L'uomo perfetto non è predisposto ad averne. L'uomo perfetto è chi vive a lungo, si fa i fatti propri, e consuma, fino alla morte. Chi si fa i fatti suoi campa cent'anni, in che modo poi, non lo so. Ma, d'altronde, la velocità con la quale il mondo si muove ci permette di non accorgerci dell'assoluto vuoto che compone la nostra esistenza, così legata al consumo. Molti libri e film ci hanno mostrato una società futura in cui i robot hanno sostituito gli esseri umani. Io credo sia più realistico pensare che saranno gli uomini a sostituire i robot. La cosa principale che distingue gli uomini dai robot è la capacità dei primi, a differenza dei secondi, di dare un senso alla propria esistenza. Il coraggio sta in questo: Il coraggio sta nell'irrazionalità, l'unica cosa che riesce a dare un senso alla nostra esistenza. Maria ne è un esempio: nell'irrazionalità della sua storia, incomprensibile agli occhi di tutti, trova il coraggio di vivere per qualcosa. Superare la paura, vile istinto umano, per iniziare a vivere. Piu che paura della morte ho paura del nulla.
Io sono Gabriele. Ho i capelli scuri, proprio come i miei occhi. Sono molto energico, estroverso e adoro stare in compagnia. Mi piace praticare qualsiasi tipo di sport. I miei preferiti sono basket, calcio e pallavolo. In questo testo, però, non voglio parlarvi di me, ma voglio parlarvi delle persone che mi hanno permesso di diventare ciò che sono. Mamma e papà sono le persone più importanti che ho nel cuore. Con loro ho condiviso gioie, dolori e momenti indimenticabili. In casa ci sono diverse foto che mi ritraggono da piccolo. Le mie preferite sono quelle in cui ci sono io che dormo sulla pancia di mio papà e in cui io e mia mamma prepariamo la torta di compleanno per mia sorella. Ogni volta che le guardo, rivivo quei momenti stupendi, mi immagino le emozioni che provavo e sogno di ritornare al passato, anche se so che è impossibile. Questi momenti di amore non sono terminati con l’età infantile, ma sono stati presenti anche negli anni successivi. Quando ero in quinta elementare, durante le vacanze estive al mare, purtroppo stetti male e dovetti andare all’ospedale. Venni ricoverato per cinque giorni. Ero arrabbiatissimo, perché mi stavo perdendo le vacanze che avevo aspettato per tutto l’anno. Di questa esperienza non ricordo quasi nulla, tranne i miei genitori sempre presenti giorno e notte, rinunciando per me a quello che anche loro avrebbero preferito fare. Ogni volta che ripenso a tutto quello che hanno fatto e che fanno ancora, mi rendo conto di quanto mi vogliono bene. Non so indicarvi una quantità precisa, come fa mia sorella quando dice “ti voglio bene grande quanto una casa”, ma so che è un bene che non possiamo comprendere. Lo potremo capire quando, anche noi, proveremo la gioia di diventare genitori. Sarà in quel momento che avremo la risposta del perché i nostri genitori hanno fatto tanti sacrifici per noi: non c’è ostacolo che mette fine all’amore dei genitori verso i propri figli.
Uno dei valori più importanti per l'uomo è la libertà. Libertà non è licenza e non significa che siamo soli al mondo. Come si fa a capire se siamo veramente liberi? La risposta non è banale, ed è diversa per ognuno di noi. Essere liberi è la condizione che deve darci modo di essere completamente realizzati e di rimanere in linea con ciò che poi ci appassiona. Quando si parla di libertà, spesso si pensa a chi non è libero, come per esempio i carcerati o i bambini che vivono in paesi poveri a cui non vengono garantite salute e felicità. In Africa vivono in condizioni pessime, disumane, dove la libertà non si scorge nemmeno da lontano. Per fortuna persone libere nel pieno senso della parola scelgono di dedicare la loro vita alla salvezza di queste persone. Felicità e libertà sono due aspetti tra loro correlati e che insieme costituiscono i valori più importanti da preservare. Suor Eleonora, zia di mio padre, era una missionaria che ha scelto di dedicare la sua vita a portare pace, gioia e libertà in luoghi del mondo dove la vita è completamente diversa dalla nostra. I bambini malati, i carcerati e i genitori di questi bambini sono però umani e, come noi, hanno bisogno di essere liberi. Quando suor Eleonora un giorno venne a trovarmi, riconobbi subito il suo sorriso: nonostante i numerosi problemi di salute presentatisi negli anni, lei non ha mai rinunciato ad andare in missione ed è stata sempre tranquilla e serena. Lei ha trovato la sua strada e ha deciso di dedicare la sua vita a Dio e agli altri, e questo era ciò che la rendeva libera e che le permetteva quindi di trasmettere questo valore a chi oramai non aveva più speranze. Anche per Dante la libertà è importante, tant'è che riconosce questo valore anche in Catone l’Uticense il quale, pur di non finire nelle mani del nemico Giulio Cesare, si tolse la vita. Lo fece però con un unico obiettivo: rimanere fedele a se stesso e libero. Dante lo salva e, pur essendo un pagano ed un suicida, è messo a guardia del Purgatorio. Sia Dante che Suor Eleonora sono due esempi che possono essere d'aiuto per capire quanto noi siamo fortunati e (fin troppo) liberi. Molto spesso, infatti, la libertà viene confusa con la licenza: non avere regole e comportarsi come se al mondo non ci fosse nessun altro. Libertà è saper stare all'interno della società e trovare la propria strada, anche grazie all'aiuto degli altri. Non è detto che la si raggiunga subito, ma è importante cercarla perché, se si cerca la libertà, si è già vicini ad essere definitivamente felici. È importante ricordare che in altre parti del mondo ci sono persone meno fortunate di noi che farebbero di tutto per avere anche solo una piccola parte di quello che abbiamo, del nostro essere liberi.
La pace è la chiave, il motore dell’universo. Dovrebbe essere l’ambizione di qualsiasi essere umano sulla faccia della Terra, anzi una lotta da perseguire fino alla morte. Se le persone dessero anche solo un piccolo contributo, molte guerre non avverrebbero. Se solo l’essere umano usasse l’energia utilizzata per l’indifferenza nella ricerca della pace, il mondo sarebbe un posto tranquillo, un paradiso terrestre. Se solo l’uomo attingesse alla storia come maestra di vita, eviterebbe di incappare negli errori del passato. Se solo ci fosse un barlume di fede in ogni essere umano, osserverebbero i precetti di pace racchiusi negli ormai abbandonati e fuori moda testi sacri. Questa parola dovrebbe riecheggiare in ogni assemblea di politica estera e nella mente di numerosi capi di Stato, che aggrediscono con lo strumento della guerra solo per un torna conto personale. Con il pretesto della difesa della pace e della democrazia, sono stati devastati interi paesi e aumentato l’odio. Siccome l’essere umano è vendicativo si crea un circolo vizioso di conflitti che portano alla rovina. Una volta violata la pace, essendo l’uomo rancoroso nei confronti dell’offesa subita, è difficile ripristinarla. In una società in cui più ricchezza si accumula e più si ha influenza e potere, l’uomo diventa avido nella ricerca del denaro anche a danno del prossimo. Le leggi della natura sono legate alla lotta per la sopravvivenza: siamo forse troppo vincolati alla dimensione terrena per comprendere la vera essenza della pace?