Recensione del romanzo di Enzo Fiano

Assolo della Memoria: l'opera di Fiano

In occasione della Giornata della Memoria sentiamo forte il bisogno di dare un contributo, di condividere la nostra breve ma totalizzante esperienza di spettatori e ascoltatori di storie sulla Shoah, resa possibile dalla partecipazione all’ incontro con l’autore Enzo Fiano, avvenuto presso l’auditorium della nostra scuola, il 25 ottobre scorso.


Tra le pagine si coglie il desiderio di Enzo di volere la vita di qualcun altro, una di quelle vite “non allagate da passati insopprimibili”. Il passato e il presente del protagonista, invece, sono segnati dalle atroci vicende della sua famiglia che modellano profondamente la sua vita.


In questo libro si mischiano la tenerezza degli affetti e la paura che un passato tremendo possa tornare e ripetersi. Proprio questo connubio tra le due emozioni rende il racconto intimo e intenso. La narrazione si dipana come un lungo flusso di coscienza: le parole si accavallano e si rincorrono anche troppo velocemente, immergendo il lettore nel fluido scorrere degli eventi. L’inarrestabile corsa del destino è anche contrassegnata da una sintassi povera di pause e di punti fermi. Ci si trova in un vortice, generato da un’immagine che ci riporta alla mente un pensiero e quest’ultimo ne fa affiorare a catena altri, rendendo la prima immagine un’ombra sbiadita; il ritmo incalzante provoca in chi legge un certo spaesamento, forse voluto, e a fatica si segue la trama.


Charleston si discosta dalla copiosa narrativa sull’argomento, inaugurata dal classico di Primo Levi Se questo è un uomo, che fu dal 1947 la prima coraggiosa voce narrativa della Shoah.


I sopravvissuti per ragioni anagrafiche stanno scomparendo e ne rimangono i figli, i nipoti o chi vuole portarne la responsabilità della memoria. Una delle ultime voci dirette è Liliana Segre, di cui ammiriamo la forza e la generosità nel suo continuo testimoniare; Liliana Segre in Fino a quando la mia stella brillerà, tramite la penna di D. Palumbo, racconta eventi vissuti sulla sua pelle e lo fa fornendoci dettagli storici, descrizioni precise con una ricostruzione accurata di quanto accadde in quel terribile periodo.


La narrazione di Fiano è diversa, ma ugualmente preziosa, perché, pur non immergendoci direttamente nel mondo dei lager, fa comprendere come la violenza subita non si sia conclusa con la Liberazione, con la chiusura dei campi, con il ritorno alla quotidianità, ma si trasmette come “file rouge" alle generazioni successive. Enzo Fiano ci fa capire che i figli non hanno potuto proseguire la loro vita senza la responsabilità diretta della memoria. Finché una cappa di dolore persisterà sulla vita dei figli della Shoah, tutti potremo avere più occasioni per non dimenticare. Quella di Fiano, pertanto, non è una sofferenza inutile, perché ci permette questo. E, come dice Liliana Segre, “Ricordare è dovere”.