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- 9 marzo 2022
Partendo dalla prolusione di Antonella Mazzoccato, Presidente del Comitato Imprenditoria Femminile Como-Lecco, tenuta in occasione della Giornata internazionale dei diritti della donna, è possibile riflettere profondamente su tutte le conquiste ottenute e le lotte politiche, sociali ed economiche affrontate tanto duramente dal genere femminile.
Si tratta di uno scontro tuttora aperto su più fronti che vede da un lato l’indifferenza nei confronti della donna e, dall’altro tutti i diritti che devono ancora esserle pienamente riconosciuti. “Occorre difatti affermare che ancora oggi una donna a pari posizione e merito, guadagna in media il 20% in meno di un uomo in azienda, ha meno possibilità di carriera ed è la prima a essere licenziata se si può scegliere fra un uomo ed una donna.”
Nonostante la Festa della donna sia stata istituita in tutto il mondo da più di un ventennio, dobbiamo ancora trarre insegnamento dai molti avvenimenti che, dall'inizio del Novecento, hanno portato alla lotta per la rivendicazionedei diritti delle donne e all'istituzione di tale ricorrenza.
Primo tra tutti, occorre citare il VII Congresso della II Internazionale socialista svoltosi a Stoccarda dal 18 al 24 agosto 1907. Durante tale occasione si discusse a lungo della questione femminile e del voto alle donne.I partiti socialisti si impegnarono a lottare per riuscire ad introdurre il suffragio universale.
Negli anni successivi, fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, sono state poi organizzate molte altre ricorrenze dedicate ai diritti delle donne. A San Pietroburgo, l'8 marzo 1917, le donne manifestarono per chiedere la fine della guerra. Poi, per ricordare questo evento, durante la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste che si svolse a Mosca nel 1921 fu stabilito che l'8 marzo fosse la Giornata internazionale dell'operaia. In Italia la prima giornata della donna si è svolta nel 1922, ma il 12 marzo e non l'8. Nei decenni successivi il movimento per la rivendicazione dei diritti delle donne ha continuato ad ingrandirsi in tutto il mondo.
Tornando ai giorni nostri, sono via via sempre più diffuse campagne atte alla sensibilizzazione e al ricordo in occasione dell’evento; ne è un esempio lampante la rappresentazione teatrale proposta dalla camera di commercio di Como-Lecco presso il centro espositivo e congressuale Lariofiere di Erba. Nello specifico, tale trasposizione teatrale, del film del 1961 di Pietro Germi, “Divorzio all’Italiana”, è risultata particolarmente azzeccata per via dei temi e degli argomenti trattati e del modo tanto semplice, quanto efficace con cui la compagnia l’ha abilmente messa in scena, nonostante fosse un gruppo di non professionisti.
La pièce teatrale vede come protagonista il barone Ferdinando Cefalù detto Fefè. L'uomo è coniugato da dodici anni con Rosalia, una donna che arde d'amore per lui, ma per la quale ha perso ogni attrazione e si è innamorato della nipote, la sedicenne Angela. La legge italiana non ammette il divorzio, ma è ancora previsto il delitto d'onore, un caso di omicidio punito con pena più mite. Fondamento dell'opera è il delitto d’onore*, accettato fino al 1981 per via delle condizioni socio-economiche tanto differenti dall’attualità quanto ingiuste nei confronti del gentil sesso.
Delitto d'onore | Codice penale, art. 587 |
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Consisteva in una drastica riduzione della pena nel caso di omicidi commessi sotto la rabbia improvvisa nel momento della scoperta. Tuttavia l’aspetto che indubbiamente rappresenta un punto di cesura rispetto al presente è rappresentato dal fatto che tale pratica venisse accettata dalla società del tempo a differenza del divorzio, ritenuto del tutto inaccettabile in particolare dal mondo ecclesiastico. | Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell'atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d'ira determinato dall'offesa recata all'onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella. |
L’opera prosegue con l'arrivo inaspettato del pittore Carmelo Patanè, il grande amore di Rosalia fin dalla giovane età. Fefè cerca così di favorire in ogni modo un riavvicinamento tra i due. Il desiderato adulterio di Rosalia si compie, Ferdinando e la moglie del pittore colgono i due adulteri in flagrante e viene compiuto il delitto d’onore. Ferdinando viene processato e incarcerato, con una pena ridotta e per via di una buona condotta riesce a cavarsela con pochi anni di carcere. Una volta scontata la pena torna a casa e, convinto di riabbracciare Angela e finalmente sposarla, scopre una lettera della nipote nella quale spiega come si fosse infatuata di un altro uomo di particolare successo nel campo della ristorazione.