- Filippo Corti (5^INF3)
- 11 aprile 2021
Durante il primo del ciclo di incontri on-line “Insieme per capire”, organizzati dal Corriere della Sera e rivolti alle classi del triennio superiore, incentrati su temi di Educazione civica, cultura e attualità, lo scrittore, giornalista e sceneggiatore Roberto Saviano, con l’aiuto di Marco Imarisio, giornalista inviato per il Corriere, ha raccontato la sua esperienza diretta di lotta alla criminalità organizzata e ha poi dato spazio alle numerose domande rivoltegli dagli studenti all’ascolto.
Lo scrittore ha aperto l’incontro del 13 ottobre parlando del suo desiderio di soffermarsi e di voler approfondire fatti veri legati alla sua città, Napoli, utilizzando la narrazione come tecnica in grado di coinvolgere ilgrande pubblico e, in particolare, i giovani.
Ha, inoltre, rivolto particolare attenzione a smontare gli innumerevoli pregiudizi che colpiscono il Sud Italia, ricordando come la mafia sia radicata ormai in tutta la penisola e non solo, e ha sottolineato con forza che persconfiggerla è necessario l’aiuto e la collaborazione di tutti.
Saviano ha voluto dire che la lotta alla criminalità organizzata è ancora aperta e il mezzo più potente che abbiamo per sconfiggerla è proprio la scuola: dare un’istruzione a ragazzi che hanno un destino scritto nel mondo dellacriminalità, solo perché nati laddove la mafia ha posto radici storiche, significa fornire loro un’alternativa concreta per il futuro e nutrire ancora la speranza e la decisione di continuare a combattere le mafie e l’omertà,di vincere la paura. Quella paura che anche lui ha provato e che gli ha fatto pensare se ne sia valsa la pena di impegnarsi in questa battaglia, rinunciando a metà della sua libera esistenza, in quanto da sedici anni viaggiacon la scorta.
Roberto Saviano, privandosi di una vita normale, è diventato simbolo del coraggio di raccontare.
Ha poi citato un pensiero di Gesualdo Bufalino nel quale ci identifichiamo.